Ogni persona può abitarsi come si abita un giardino. Avendo fioriture, la giusta inclinazione nell’abitare il vento, sfiorendo temporaneamente, dovendo poi potare al giusto nodo per poter crescere più forti.

Ci son giardini che si vivono deserti, aperti solo allo splendore dei fiori e delle foglie, e giardini che si lasciano abitare (hanno visitatori, ed ospiti frequenti e residenti, che sono clandestini, dichiarati, e benvenuti od inattesi).

E’ dai giardini che stabiliamo un dentro e un fuori, l’ecosistema che ci definisce. E’ qui che diventiamo sempre più capaci di ascoltare. La nostra voce e le altre, in sottofondo.
Ed i richiami ed i sussurri.

Lavorare su se stessi e su se stesse è un pochettino questo: prendersi cura del giardino, vederlo vivere e mutare. Possiamo farlo per noi stessi e per noi stesse, sul lavoro, dove abitiamo, in tutti i luoghi che ci definiscono nel mondo.

Basta soltanto prendere con sé quello che serve. E spesso non sappiamo cosa sia…
E’ allora che “chiediamo“–

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